In Emilia-Romagna, la cucina non è una faccenda da prendere alla leggera: è una questione di famiglia, di gesti tramandati e di un amore viscerale per la propria terra. La pasta ripiena non è solo un piatto: è un linguaggio. È il suono ritmico del mattarello sulla tavola di legno, è il profumo della farina che si alza nell’aria e quella precisione quasi architettonica nel chiudere un tortellino o un cappellaccio. È una tradizione che si tramanda “a occhio” e “a sentimento”, custodita gelosamente dalle sfogline.
Il viaggio comincia dove tutto è nato: sulla spianatoia. Le nostre sfogline tirano la pasta finché non diventa un velo dorato, pronto a trasformarsi in due icone:
• il Tortellino: piccolo, preciso, racchiuso nel suo leggendario “ombelico”. Un concentrato di sapore dove il ripieno di carne e Parmigiano Reggiano parla la lingua della tradizione più pura;
• il Cappellaccio di Zucca: il gigante buono della nostra tavola. Un equilibrio perfetto tra la dolcezza della zucca, la sapidità del formaggio e quel tocco di noce moscata che conquista al primo morso. Due modi diversi di intendere la sfoglia, un unico obiettivo: l’eccellenza fatta a mano.
Ma la festa non finisce con il primo. Come vuole la vera tradizione emiliana, dopo la delicatezza della pasta si passa ai sapori intensi e avvolgenti.
La cacciagione è la protagonista assoluta dei nostri secondi piatti: carni nobili, cucinate con cotture lente e sapienti marinature.
Unisciti a noi per riscoprire il gusto della memoria: la sagra nasce con l’unico grande scopo di proteggere e tramandare la bellezza della pasta fatta a mano e la genuinità dei sapori di una volta.